19/09/2011
La morte viola
La morte viola. Racconti esoterici e fantastici
Apologhi zen, vicende fantastiche e grottesche, deliri onirici e rivelatori, storie di puro orrore prendono vita nell’Impero austro-ungarico sulla via della decadenza, tra fine ‘800 e inizio ‘900. I racconti dello scrittore e occultista praghese Gustav Meyrink (1868-1932) prefigurano l’assedio e il crollo della fortezza Europa, minata di volta in volta da presenze inquietanti, americani in cerca d’oro, bramini portatori di millenarie sapienze, alchimisti, anatomisti folli, principi persiani crudeli e dottori dalle mostruose coltivazioni: forze nuove o antiche quanto il mondo, profonde quanto il nostro inconscio più nero, capaci di scardinare le sicurezze del vecchio continente.
Meyrink, attuale oggi come allora, si diverte a mettere a nudo le tare di un positivismo ormai sterile, in un paradossale ribaltamento di prospettiva, dove medici, avvocati e burocrati, messi di fronte alla trama oscura dei simboli, si muovono come marionette kafkiane di un teatrino in disfacimento. Una strana contaminazione alchemica di gotico, satira, fantasy ed esoterismo, che è anche la messa a punto di uno stile e di un immaginario per il futuro autore del Golem, uno dei classici della letteratura mitteleuropea. Con una nota autobiografica dell’autore e un saggio critico di Gianfranco de Turris.
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31/08/2011
Significato e fine della storia
Significato e fine della storia
Senza una filosofia della storia, la storia non è altro che un incomprensibile susseguirsi di eventi che non trasmette le autentiche motivazioni umane ad agire. Capire il fine ultimo della storia significa porsi in un’ottica assoluta, metafisica, abbandonando la concezione del corpo sociale come semplice lotta per la sopravvivenza. In questo senso la filosofia è sorella della teologia come dimostrano, secondo Karl Löwith, le tappe fondamentali del pensiero europeo. Dalla Bibbia a sant’Agostino, da Voltaire a Marx, da Vico a Hegel, l’interpretazione filosofica della storia rimane ancorata a un’originaria matrice religiosa. Anche quando alla fede e all’idea di provvidenza sostituisce quella di progresso.
11:36
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Che cos’è la verità?
Che cos’è la verità?
Il volume comprende i due corsi che Martin Heidegger tenne all’Università di Friburgo durante l’anno di rettorato: il primo, intitolato Die Grundfrage der Philosophie, si svolse, nel semestre estivo 1933; il secondo, Vom Wesen der Wahrheit, nel semestre invernale 1933/34. I due corsi documentano il lavoro filosofico che Heidegger dedicò all’intesa critica di ciò che allora - siamo agli inizi del criminale regime hitleriano - si stava generando. Tema dell’interrogazione è il rapporto tra essere e verità, rapporto mai chiarito nel corso della tradizione filosofica e che Heidegger affronta a partire dall’esperienza di Essere e tempo, dandogli ora però un’intonazione politica. E qui, per esprimere e chiarire maggiormente il nuovo concetto di politica, egli svolge un’originale interpretazione della Repubblica di Platone. Fondamentali sono le pagine che il pensatore dedica al “mito della caverna”, ove il filosofo torna con l’intenzione di liberare i prigionieri, cioè gli uomini, dalla forza di attrazione delle ombre.
11:25
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